Readers' Ride - The original wild star


Mattias Gustafsson's Yamaha 1.6 Wild Star 

In times when the ”custom” is the standard motorcycle it’s easy to forget the original look – Mattias says – I wanted to take a custom bike and take a step back. See what it could have been before the seat was dropped, fenders swollen and the tank grew wide as a boulevard. The choice of the bike was natural. I love the Yamaha Wildstar. Well engineered and tough as rock. The engine is a bit noisy but it can take a lot of beating. The goal was to build a bike that match up to the roughness of the original motorcycle. A workhorse, not a showpiece. The tank, which is taken from a SR500, is painted in ebony white. Raised to match the line of the seat. Fitted on custom brackets. Which includes the platform for the speedometer. The motogadget, model vintage, is a jewel in itself. The luggage rack tells that it’s not a racer. It’s more a commuter. A way of transport. But the second you pull away you get that stupid grin on your face. What a fantastic way to transport your self… That’s why I always use a full face helmet. The Triumph seat (T140) and the logo on it’s back have opened up a lot of conversations. It’s done on purpose. I want to make people talk. Not being afraid to make contact. Under the seat is a custom sub frame. It uses the original rear fender mount as a rigid support. I haven’t touched down the footboards yet but the markings on the tire walls tell it’s close. The bag is a Farmer’s Racer generation one. It adds to that vintage look and is braking in nicely. With this build I wanted to explore the origin of the Wildstar motorcycle, before it became a custom icon. I think I got pretty close.” 

"In tempi in cui le custom sono di serie è facile dimenticarne l'aspetto originale. – Racconta Mattias – Ho voluto prendere una moto custom e fare un passo indietro. Vedere cosa sarebbe stata prima che la sella fosse abbassata, i parafanghi gonfiati e il serbatoio reso largo quanto un viale. La scelta della moto era naturale. Amo la Yamaha Wildstar. Ben progettata e tosta quanto una roccia. Il motore è un po 'rumoroso, ma può esseere maltrattato a piacimento. L'obiettivo era quello di costruire una moto fedele alla semplicità dell’ originale. Un cavallo di battaglia, non un fiore all'occhiello. Il serbatoio, che arriva da una SR500, è bianco avorio. Sollevato quanto basta per seguire la linea della sella e montato su supporti artigianali e con uno spazio per il tachimetro Motogadget, modello vintage, che è un gioiello di per sé. Il portapacchi racconta che non siamo di fronte a una cafe racer. E 'più un commuter. Un mezzo di trasporto. Ma il secondo che parti ti si stampa quello stupido sorriso in faccia. Un modo fantastico di farsi trasportare... Ecco perché ho sempre il casco integrale. La sella, di una Triumph T140 con tanto di logo è motivo di discussione. E' fatto apposta. Voglio far parlare. Non ho paura di essere criticato. Sotto la sella c’è una struttura artigianale che usa il parafango posteriore originale come supporto rigido. Non ho ancora strusciato le pedane nelle curve, ma i fianchi dei pneumatici mi dicono che manca poco. La borsa è una Farmer’s Racer di prima generazione. Aggiunge un tocco vintage e dico che ci sta bene. Con questa realizzazione volevo esplorare l'originale Wildstar, prima che diventasse un'icona custom. Io dico che ci sono arrivato vicino.







By Mattias Gustafsson - Sweden

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